La kamikaze e altri racconti del passaggio

È nato il racconto concettuale.

Cosa frulla in mente a una kamikaze dal momento in cui si fa intervistare dal reclutatore, al viaggio segreto che compie verso il suo obiettivo, all’istante prima di premere il tasto d’innesco della cintura esplosiva? Cosa prova e decide di fare un cacciatore che investe con il fuoristrada un cervo in montagna? Il contadino che porta il suo maiale al macello, quale rovello lo disturba e agita? E il boia, in che modo riesce a convincere un condannato a morte a salire sul patibolo? E l’obeso che ingurgita cibo come fosse un’idrovora, che cosa fa giorno dopo giorno fino al tracollo? Come si comportano, invece, la cavia da laboratorio in gabbia, la farfalla rinchiusa in un barattolo, la volpe che fiuta la carne sulla tagliola, il ratto affamato che si avventura fuori dalla fogna, la stella che non vuole farsi inghiottire dal buco nero? Queste sono alcune delle situazioni dei “racconti del passaggio” di Edoardo Crisafulli: scorci di vita, istantanee che fissano il momento del trapasso.

Ora ci sei, poi non ci sei più. Il più grande mistero. Ma l’autore non emette giudizi, non si esprime mai come un narratore onnisciente: si limita a tratteggiare con la china i micro eventi che segnano il passaggio. Li sfoglia, quasi li scortica con le sue descrizioni essenziali, minimaliste. Non c’è una parola di troppo.

Questi racconti sono originali proprio perché non raccontano, manca la trama. È come se leggessimo una serie di brevi reportage: sullo sfondo appaiono, nella loro nudità, persone senza nome e animali.  Si tratta di racconti concettuali, dunque. Ma senza nulla di astruso, si capisce tutto. Le situazioni sono chiare, il linguaggio fluido, non c’è alcuno sfoggio, né citazione, né parola letterarie o ricercata. Quel che conta, più del fatto in sé, è l’accadere, il fluire nell’istantaneità pervasa dalle molecole del tempo.