Posts tagged #Craxi

La capacità politica e la Repubblica dei filosofi

filosofi.jpg

Ho criticato a viso aperto il modo in cui è nato il Governo Renzi. Ma per fortuna milito in un partito democratico, non nel Movimento 5 stelle, e quindi non rischio né l’espulsione né la gogna. Detto quel che c’era da dire, ora bisogna augurarsi che Renzi ce la faccia – per il bene della sinistra e, soprattutto, per il bene dell’Italia. Noto invece che le critiche a questo Governo sono come un torrente in piena. Faccio fatica ad abituarmi a un clima da campagna elettorale permanente. Accanto a timori legittimi (es. è saggio che un Governo ambizioso, di “legislatura”, conti press’a poco sul 25% dei voti?), proliferano critiche irrazionali, senza capo né coda. Nei social network, anche quando sono ben frequentati, abbondano gli slogan e le invettive, frutto di un malanimo (più che malessere) diffuso, che sta tracimando ovunque. Questo è il risultato di vent’anni di politica urlata, mai argomentata.

Leggo cose da far rabbrividire. Non mi esprimo sulle accuse di disonestà (mai presunta, sempre data per certa) scagliate contro questo o quel politico. Ormai ci abbiamo fatto il callo: i politici sono tutti in odore di mafia; e dar del ladro, in Italia, non è più una ingiuria: è una iniziazione linguistica all’attività politica. È utile invece riflettere sui commenti apparentemente intelligenti – i più ingannevoli. “Il tal Ministro non è laureato alla Sorbona o a Oxford, o non lo è affatto. Il tal altro non ha il dottorato e neppure una pubblicazione.” È sempre in auge il mito del governo degli onesti e dei competenti.

Chi non desidera politici di specchiata moralità, per giunta colti e poliglotti, che ci facciano fare una bella figura nel mondo? Ma il Parlamento è tutt’altra cosa dal Senato accademico. Chi fa politica, deve maneggiare gli strumenti del suo mestiere. Ci soccorre qui l’intramontabile Don Benedetto, che non le mandava a dire. Il governo degli onesti e dei competenti, diceva, è “l’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli”. Un ideale che denoterà anche nobiltà d’animo e ottime intenzioni in chi lo professa. Ma è pur sempre una “manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica” (Etica e politica, 1931). L’onestà in sé e per sé non è una dote o abilità politica. Altrettanto dicasi per “la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana”. Per citar fino in fondo: è da ingenui pensare che la “politica propriamente detta”, la politica “nel suo senso buono” debba “essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica”.

Gli intellettuali, se hanno una funzione sociale, è proprio quella di sfatare i luoghi comuni. E invece fra loro c’è chi li cavalca. Non possiamo quindi dar la colpa alla scuola che non trasmette più il sapere: le frecce più avvelenate contro i politici (presunti) disonesti e (presunti) incompetenti provengono da chi sui banchi c’è stato a lungo, e si è anche distinto.

Il politico non dev’essere onesto nel senso comune del termine (il tradimento, per dirna una, non è una categoria politica). Don Benedetto ce l’ha insegnato: “l’onestà politica non è altro che la capacità politica”. Ma in cosa consiste questa capacità politica? Nessuno lo sa ex ante. Lo capiremo solo ex post, dalla verifica empirica. La politica è storia in divenire. Per giudicarla, dobbiamo analizzare i fatti. Solo così capiremo se un politico ha la stoffa del leader o dello statista.

Il politico non dev’essere neppure disinteressato. Una critica che va per la maggiore: “Ah, guarda quello: gli hanno offerto una poltrona, e si è convertito al Governo Renzi.” Chiacchiere da bar. Io sono appassionato alla politica. E proprio per questo voglio che il mio politico di riferimento, colui/colei in cui credo, sia ambizioso/a. Giudicherò severamente solo se l’ambizione è fine a se stessa o se non condivido una certa visione politica. L’ambizione, posta al servizio di una causa giusta, è una grande qualità.

Il realismo politico è pragmatico, non procede per formule astratte: che la Repubblica dei filosofi sia un’utopia, lo sappiamo leggendo i libri di storia. A ragion veduta, dunque, il Nostro ridicolizza il gran consesso, composto di onest’uomini e tecnici, “ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio Paese.” Vi entrerebbero d’ufficio “chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta.” E aggiunge infine: “quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale”.

Abbiamo avuto Ministri tecnici con credenziali impeccabili la cui performance è stata a dir poco deludente. Ci piaccia o meno, Umberto Bossi, antitesi di Pico della Mirandola, è stato un politico di razza. E anche se viviamo in un’epoca iper-tecnologica e iper-scolarizzata (almeno per quanto riguarda le élites), che richiede sempre maggiori conoscenze specialistiche da parte di chi govena, la natura della politica, così come la colse Machiavelli, non è cambiata.

Un esempio recente di capacità politica? L’adesione del PD al partito del socialismo europeo è stato un colpo di genio, degno di uno stratega. Renzi, che proviene dal cattolicesimo democratico, ha preso il toro per le corna nel momento giusto, spiazzando tutti. Nessun post-comunista avrebbe osato tanto. Qui l’ambizione (legittima, anzi: doverosa) di Renzi è commisurata a un progetto politico. Non possiamo prevedere gli scenari futuri: tutto è in movimento. Una cosa è certa però: l’ambiguità del PD è stata cancellata; e la credibilità del PD in Europa è accresciuta. La destra ora vacilla, e non ci sono “nemici a sinistra”. Non è un risultato di poco conto.

P.S. Ah, dimenticavo... Antonio Gramsci – lui che la politica la respirava, lui che ci ha regalato quel capolavoro politico-letterario che sono i Quaderni del carcere – non era laureato. E Bettino Craxi, cui ormai tutti riconoscono doti da statista, ripeteva che l’università l’aveva fatta iscrivendosi (e sgobbando) al partito socialista.

Posted on March 6, 2014 and filed under Post in italiano.

In memory of a diehard socialist

An anti-fascist and democrat at heart, he devoted his life to progressive politics. He upheld social democracy in hard times: he faced the strongest communist party in the West. He was a bold reformist and nailed his colours to the mast while the communists were sneering at him. When he became a national leader, his party’s fortunes had plunged to their lowest (9,6% of the vote, in 1976). He rediscovered his party’s libertarian roots. He didn’t mince his words. He said it loud and clear: a society without democracy and liberty is like fish without water. Communism is a big scam -- and Eurocommunismis baloney, or, to put it more elegantly, the fanciful invention of tricksters who would have us believe in fairytales.

He believed that democratic politics should govern the economy and not viceversa. In the 1970s and 1980s he was the only standard-bearer of social-democracy in his country: he argued in favour of a free market, when it was unpopular to do so in leftist quarters, but demanded strict rules and regulations. He campaigned for an equitable distribution of wealth, for more public spending in education and services for the community. Equal opportunities to all and sundry was his motto.

He stood up to Reagan and defended his country’s sovereignty when no-one else on the left dared to do so. The man definitely had guts. No wonder he was dubbed ‘the strong man in Europe’. Without his consent, the Pershing and Cruise missiles, the weapons that won the Cold War, would never have been installed in the American base in Comiso (Sicily). The Soviets were betting on Europe’s deep-seated fear of a nuclear arms race – the German social-democrats were faltering vis-à-vis their bullying.His courageous decision dealt a powerful blow to the Soviet economy. Soon economic stagnation set in. The sad irony is that he did not benefit from the collapse of the Soviet Union, even though he had done so much – in words and deeds – to bring it about. Neither did his century-old party, which became virtually extinct almost overnight.

He championed the cause of peace and freedom in the Middle East. He was highly respected in the Arab world.

In his lifetime he was both revered as reviled. One day he fell from grace. For years he had been demonized by communists and neo-fascists alike. As soon as the magistrates kicked off their “clean-hands” investigation in the early 1990s, his enemies went in for the kill.  Most opinion-makers fabricated a one-sided version of the events that would sway the public opinion against him. He instantly became the scapegoat of his country’s corruption. After all, the capitalists who owned the major newspapers were eager to get rid of him.

He was Italian through and through, and deeply loved his country. He suffered the humiliation of dying in exile. His name was Bettino Craxi (Milan 1934, Hammamet 2000). 

hammamet.jpg
Posted on January 30, 2014 and filed under Posts in English.