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Io sto con Capanna (per questa volta)

Il tema è rovente: i vitalizi generosi dei politici. Il luogo è la trasmissione “L’Arena” (di nome e di fatto) su Rai 1. Duellanti l’ex leader di democrazia proletaria Mario Capanna, e il conduttore Massimo Giletti. Lo scontro, infuocato, degenera subito in urla e insulti. Il popolo della rete è diviso. C’è chi twitta “sto con Giletti”, e c’è chi si indigna: i programmi sulla televisione pubblica dovrebbero far riflettere, non aizzare i peggiori istinti dei telespettatori. Dati i tempi che corrono, i sostenitori di Giletti sono ben più numerosi. Fra questi spiccano vari politici del centrodestra, fra cui Capezzone di Forza Italia: sono privilegiati anche loro, ma che dire, il populismo ce l’hanno nel sangue. La campagna anti-casta riscuote consensi. E si capisce perché: i politici si infilano da soli la testa nel cappio. C’è chi ha presentato ricorso pur di non subire una innocua decurtazione del 10% sul proprio vitalizio. Pare che Capanna sia fra questi. “I diritti (meglio: i privilegi) acquisiti non si toccano”. È scandaloso che politici di sinistra percepiscano pensioni che sfiorano i 10.000 euro al mese. Chi si è battuto per il socialismo, per il comunismo, per la democrazia “proletaria” ha l’obbligo morale di vivere con sobrietà. Aldo Grasso scriveva sul Corriere che Capanna percepisce 5.000 euro dalla Regione Lombardia e altri 4.725 euro dal Parlamento. Capanna dice che non è vero: la sua pensione ammonterebbe a “soli” 5.000 euro, e quindi, bontà sua, non si considera un privilegiato. Ma 5.000 euro non sono pochi. Soprattutto se si considera che sono bastati pochi anni per maturare il diritto a percepirli. Io, dopo dieci anni di studio universitario, dalla laurea al dottorato, e oltre quarant’anni di contributi, avrò una pensione di poco superiore ai mille euro mensili. Che percepirò integra – chi lo sa, speriamo – tra quindici anni, dopo aver compiuto 65 anni. Capisco l’indignazione della gente. Anch’io mi sento gabbato da questi ex rivoluzionari alle vongole.

Proprio così: i sessantottini, i contestatori che volevano appiccare il fuoco all’universo mondo, si sono accasati con pensioni d’oro. Questi signorotti, che più borghesi non si può, odiavano visceralmente la borghesia illuminata di cui erano figli; sfottevano i social-democratici e i riformisti che col primo Centrosinistra portavano a casa riforme progressive e di civiltà (le Regioni, la scuola media unica, lo Statuto dei lavoratori), accusandoli d’essersi venduti ai padroni per un piatto di lenticchie. Hanno alimentato la follia del tutto e subito (il salario come variabile indipendente) in nome di un marxismo schematico e imparaticcio; hanno umiliato la cultura del merito (ricordate il sei politico?) e denigrato chiunque manifestasse un arcaico senso del dovere; si sono appropriati con arroganza di ideali sacrosanti – l’eguaglianza, l’anti-autoritarismo, l’anti-fascismo. Se eri contrario – da sinistra – alla contestazione globale, al radicalismo parolaio, ti bollavano come un revisionista piccolo borghese o, peggio ancora, come un fascista mascherato. Ma non c’è stata, ahimé, la nemesi: volevano picconare il capitalismo, spadroneggiando e scomunicando, e a fine carriera si sono attaccati alle mammelle rassicuranti dello Stato borghese. Mi sento ribollire perché questa gente, arroccandosi in una casta iper-privilegiata, ha sfigurato l’immagine di tutta la sinistra. I loro slogan tanto aggressivi quanto inconcludenti, sommati alle piccole e grandi ipocrisie, sono la ragione del successo dei Cinque stelle, della Lega. Cari compagni del PD, anziché urlare al vento formulette da manuale, falciate l’erba sotto i piedi dei populisti: sforbiciate le indennità stratosferiche dei politici, e parametrate i loro vitalizi ai contributi effettivamente versati. Così, se Dio vuole, finalmente torneremo a discutere di politica! 

Detto questo, dopo aver assistito al duello televisivo, io sto – almeno per questa volta – con Capanna. Aggredendo i politici in blocco, si finisce per degradare la politica in quanto tale. Il populismo anti-politico di Giletti è pericoloso: sostituisce la piazza mediatica all’agorà democratica. Ragiono con categorie politiche, non in base a simpatie o antipatie. Nenni diceva che la politica, quella “buona e pulita”, non si fa con i risentimenti, con lo spirito di rivalsa. Io aggiungerei che non si fa neppure con le menzogne. Vediamo, allora, cosa dice Giletti. Capanna gli rimprovera – e in questo ha ragione – che la predica contro le pensioni d’oro dei politici proviene dal pulpito sbagliato: Giletti stesso percepisce dalla RAI, che è un’azienda pubblica, uno stipendo che supera i 330.000 euro l’anno. “Sono forse io un politico eletto dal popolo?” risponde Giletti. “Se il mio programma non funziona, io vado a casa.” Il pubblico presente va in visibilio. Se volessi far polemica spicciola, potrei fare anch’io di tutte le erbe un fascio: non è forse vero che la RAI è stata – e forse è tuttora – lottizzata. Quanti giornalisti facevano carriera senza altolocate raccomandazioni? In realtà, il politico rimane a casa molto più facilmente del giornalista raccomandato, il quale, persa la protezione, può rivolgersi al Tribunale del lavoro per tutelarsi. Nessun giornalista, magistrato o dirigente pubblico ha l’equivalente della revoca del mandato parlamentare. Ma chi vuole alimentare la vulgata anti-politica, della verità se ne infischia allegramente. Ciò che conta è incrementare il consenso degli indignados.

E infatti sentite cosa aggiunge il nostro accigliato tribuno del popolo: “Voi rubate i soldi in questo modo a chi è onesto. Lo fate legalmente.” L’accusa – falsa – è di una gravità inaudita. Un conto è dire che un politico di sinistra dovrebbe vivere sobriamente; tutt’altro conto è dare del ladro a Capanna solo perché ha una pensione alta. Ai tempi di Mani pulite i giustizialisti non vollero distinguere tra chi si intascava le tangenti (i ladri veri) e chi le versava al proprio partito (politici che finanziavano illegalmente attività politiche democratiche). Ora il politico è ladro tout court.  Il cerchio si è chiuso: i politici rubano di default; i politici, del resto, mica lavorano, sono fannulloni e parassiti, mentre gli italiani sono tutti onesti (grandi evasori inclusi). Chiunque abbia fatto politica, o l’abbia osservata da vicino, sa che la politica è un’attività snervante, e totalizzante. Chiunque conosca la società italiana, sa un’altra cosa: la distinzione manichea tra ladri e onesti, cattivi e buoni è mera propaganda.

Ricordiamoci una lezione: quando si scatena una campagna populista-giustizialista-anti-politica, chi ci rimette è sempre la sinistra. Nel 1994 trionfò Berlusconi, non Occhetto. Non è un caso che i politici di centro-destra si schierino con Giletti: fiutano l’odore della preda. L’unica voce ragionevole è quella del deputato PD Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza RAI, che ha criticato la condotta di Giletti. Una voce, questa, che rischia di perdersi nel vociare sempre più aggressivo dei populisti di turno.


Posted on February 18, 2015 and filed under Post in italiano.