L’Italicum e l’Uomo Nero

Più d’un intellettuale che stimo critica severamente l’Italicum. Felice Besostri la ritiene una legge elettorale incostituzionale da cima a fondo. Non conosco il latinorum costituzionale, quindi non entro nel ginepraio dei molteplici rilievi. Ricordo solo quel che dice Cesare Salvi: l’Italicum introduce un Presidenzialismo senza contrappesi, perché prevede l’elezione diretta del premier in un sistema di governo parlamentare. Argomentazione giuridicamente ineccepibile. Ma ha senso far politica a suon di ricorsi?

Il dibattito sull’Italicum appassiona, ahimé, solo i dottori della legge. Se i profani hanno le idee confuse è perché dai giudizi tecnico-giuridici trapela una chiara visione politica. La legge, allora, è buona nelle intenzioni ma è solo scritta in maniera maldestra? Oppure, cavilli a parte, è stata concepita male fin dall’inizio?  Rassegnamoci: nessuno è davvero obiettivo su questa materia delicata. Tutti parliamo per partito preso. Chiunque valuti lo ‘spirito’ di questa legge, è costretto a dare un giudizio sul disegno politico di Renzi. Delle due l’una: o il principio della governabilità è giusto – e allora l’Italicum ha una sua ratio – o è sbagliato – e quindi è logico appigliarsi a ogni sottigliezza che la dottrina suggerisce per contestare questa novità, che si presume foriera di sventure.  

Una legge elettorale è “buona” se garantisce un equilibrio tra governabilità e rappresentanza. Non c’è la soluzione perfetta. Il mio sistema preferito – il proporzionale puro con uno sbarramento al 3-5%  sarebbe sbilanciato sul versante della rappresentanza. Credo che Renzi abbia ragione. Se la sua legge produrrà più stabilità politica, più capacità decisionale, allora ben venga. Chi proviene dall’esperienza socialista sa che la democrazia o è governante o non è. Rivendico il mio diritto all’eresia: l’Italicum non sarà la legge elettorale migliore al mondo, ma non è neppure la peggiore: è comunque un sistema proporzionale, pur tarato sulla governabilità; tutela i partiti piccoli (la soglia di sbarramento è ragionevolissima: il 3%) e le minoranze linguistiche; prevede le quote rosa; la soglia per ottenere il premio di maggioranza non è così bassa: è il 40%. (ben più del 35-37% ipotizzato inizialmente). È vero: 100 capilista sono scelti dalle segreterie dei partiti. Ma tutti gli altri deputati vengono eletti con le preferenze. Mi pare un compromesso dignitoso. L’Italicum sancisce la prassi dei deputati nominati dall’alto. Ma lo fa alla luce del sole, e pone un limite preciso. Quanti deputati negli ultimi vent’anni sono stati candidati perché così avevano voluto gli italiani?  L’unico dubbio riguarda il ballottaggio: poniamo che il PD prenda il 30% dei voti e vada alla resa dei conti con una Forza Italia attestata al 25%. Se non tornassero tutti a votare, avremmo un partito eletto con poco più di un terzo degli elettori. Non è uno scenario da salti di gioia. Ma dov’è lo scandalo? In Gran Bretagna – uno dei paesi più liberali e  democratici al mondo – c’è un sistema criticatissimo, ma che nessuno si sogna di cambiare, basato sui collegi uninominali (first past the post). Ebbene, nel 2005 Blair vinse con il 35% dei voti ottenuti su base nazionale; con tale percentuale il partito laburista ottenne il 55% dei seggi – lo stesso premio previsto dall’Italicum. Nel 2012 Hollande al primo turno delle legislative prese addirittura il 29% dei voti. Morale: se vogliamo un bipartismo “governante”, c’è un prezzo da pagare. Se preferiamo che si governi con il 51% dei voti reali, allora avremo coalizioni traballanti. Ovvero delle ammucchiate (ricordate il Prodi II? Oltre 100 tra ministri e sottosegretari, in rappresentanza di 10 partiti; il governo cadde dopo solo due anni, per volontà dell’UDEUR).

È legittimo criticare – Costituzione alla mano – l’Italicum. Ma la si può definire una legge anti-democratica, che snaturerà la nostra vita politica? Mi stupisce che anche Cesare Salvi parli di “deriva autoritaria.” Anti-costituzionale e anti-democratico non sono la stessa cosa. Le accuse strampalate germogliano con rapidità impressionante: Renzi sarebbe un prepotente, un dittatore sotto mentite spoglie. Tornano in mente le vignette di Forattini che ritraevano un Craxi in stivaloni neri e piglio ducesco (e oggi, guardacaso, a Craxi si rimprovera di non avere condotto in porto la Grande Riforma...). Riemerge la pulsione irrefrenabile della sinistra italiana: la paura del rigurgito autoritario, del ritorno di fiamma del fascismo. Se era legittimo, anzi doveroso, stare in guardia fino agli anni settanta, quando il tintinnar di sciabole non era una finzione, oggi evocare fantasmi autoritari è ridicolo: l’Italia è profondamente e irreversibilmente democratica. Sfido chiunque a dimostrare, fatti alla mano, il contrario. La retorica dell’Uomo Nero fa parte di una propaganda politica ormai datata. Per vent’anni il partito dell’indignazione permanente ha denunciato l’autoritarismo berlusconiano. Ma i governi di Berlusconi, che pure si reggevano su maggioranze “bulgare”, sono stati i più inconcludenti della storia repubblicana. La Rivoluzione Liberale, annunciata con il rullio dei tamburi, è rimasta un miraggio. Ragion di più per elogiare la governabilità, il decisionismo. I tempi dell’assemblearismo (ben altra cosa è il rispetto per il Parlamento), della lentocrazia, dei veti incrociati, dei franchi tiratori, è finito. Anche in Italia chi vince deve poter governare; solo così restituiremo lo scettro al popolo.  

Provo un grande rispetto per i giuristi e gli intellettuali che dissentono: il dubbio è il sale della vita democratica. Ma la minoranza dem è ipocrita, non è credibile. Se questa legge si preannuncia così liberticida, perché non ci fate tornare alle urne? Basta sfiduciare il governo. Semplice, no? Ci troviamo nel teatro dell’assurdo: un leader, Renzi, eletto alla segreteria del PD con un metodo iper democratico, accusato di volere una legge anti-democratica; a contestarlo, una pattuglia di ex esponenti del PD-PDS che reclamano una legge iper democratica pur avendo fatto carriera con metodi poco democratici: quanti dirigenti della sinistra sono stati cooptati dall’alto? La deriva autoritaria, cari compagni, si manifesta anzitutto sub specie aeternitatis – come inamovibilità delle élites. Ecco perché la Gran Bretagna è un Paese intimamente democratico: Ed Miliband si è dimesso il giorno stesso in cui ha perso le elezioni; e non giocherà mai più un ruolo di primo piano nel partito laburista. Così è stato per Gordon Brown prima di lui e per tutti gli altri. Dove erano le Vestali della Costituzione tradita quando i leader della sinistra si davano il cambio nel valzer delle poltrone, e rimanevano sulla cresta dell’onda anche dopo tremende batoste elettorali? Da noi i politici sono attaccati al potere come cozze agli scogli. È difficile accettare lezioni di democrazia da chi ha monopolizzato il principale partito della sinistra (PDS, DS, PD) per vent’anni, e non ha mai voluto una legge che ne disciplinasse in senso democratico la vita interna (guai a legarsi le mani da soli!). Che senso proporre una legge elettorale che più democratica non si può quando i partiti stessi non sono democratici (solo il PD ha un leader scelto con le primarie)?   

Il sintomo della nostra malattia è l’astensionismo, l’indifferenza. Cos’è peggio, un Italicum in cui votano due terzi degli aventi diritto o un proporzionale puro in cui vota meno della metà degli elettori? Nessun sistema elettorale convincerà un popolo deluso e ammaliato dall’anti-politica a recarsi alle urne en masse. Nutro dubbi sulle virtù salvifiche di una legge elettorale. L’Italicum ci può semplicemente assicurare la governabilità, la stabilità. Il che non è poco: in democrazia è sempre meglio una decisione sbagliata che una non decisione; il procrastinare fra mille mediazioni porterà a una morte certa per asfissia. Il nostro problema non è solo la corruzione dilagante, è anche il teatrino della politica inconcludente, lo spettacolo dei politici che promettono mari e monti e poi non fanno nulla. Oggi l’opposizione è un’armata Brancaleone in cui ognuno dà sulla voce dell’altro: c’è una Lega battagliera ed estremista, una Forza Italia rediviva ma anemica e senza bussola, un movimento 5 stelle di “duri e puri” che ha scelto l’indignazione permanente. Ma quello che mi preoccupa di più sono i milioni di italiani che, schifati, se ne stanno a guardare alla finestra. Altro che spauracchio dell’Uomo Nero.

Posted on May 19, 2015 and filed under Post in italiano.