L’odio, letame delle guerre

Rischiamo di scivolare giù per la china: fanno di tutto affinché li odiamo con la stessa perversa intensità con cui loro odiano noi. Per fortuna non ci sono avvisaglie di pogrom antislamici. Ma episodi di intolleranza, quelli sì che accadono. E da cosa nascono, se non dall’odio o dal disprezzo verso un gruppo di nostri simili, umani come noi, ma denigrati perché colpevolmente diversi? Il bidello che in una scuola riminese avrebbe aggredito una bambina musulmana – per un garantista il condizionale è d’obbligo – urlandole “tornatevene a casa”,  è una faccenda odiosa, che dovrebbe azionare un campanello d’allarme.

Non mi risulta che le bambine tedesche, figlie dei turisti che calavano a frotte sulla Riviera romagnola negli anni Sessanta, venissero insultate o guardate in cagnesco sulle nostre spiagge. Eppure appena un quindicennio prima milioni di soldati tedeschi avevano seminato morte e distruzione in tutta Europa. La seconda guerra mondiale, scatenata scientemente da Hitler e dai suoi numerosi scherani (il partito nazista contava milioni di iscritti), ha causato cinquanta milioni di morti, di cui una decina gassati o fatti morire di stenti nei campi di sterminio. Hitler, tra l’altro, era cattolico e ci sarebbe molto da dire sulle radici religiose dell’antisemitismo nazista, che sfocerà nella soluzione finale (per secoli, nella cristianità europea idealizzata dagli intellettuali teo-con, antigiudaismo teologico e persecuzioni antiebraiche sono andati a braccetto) – ma andrei fuori tema.

Fatto sta che nessuno ha mai chiesto seriamente di scacciare i tedeschi dall’Europa nel dopoguerra. Li abbiamo denazificati e ce li siamo tenuti. Decisione saggia oltreché  giusta: la Germania è oggi uno dei pilastri più solidi dell’UE.

Tornando all’odio e al disprezzo: sul web dilaga il culto postumo di Oriana Fallaci, Cassandra inascoltata, povera vittima della sinistra radical-chic e salottiera. Dopo le stragi io non ho cambiato idea: ero contro ogni fanatismo e intolleranza prima, e lo sono ancora;  ero a favore di un multiculturalismo urbanizzato prima, e lo sono ancora.   Ho sempre trovato insopportabile la demonizzazione della Fallaci, che, bisogna ammetterlo, proviene da una storia di sinistra: da ragazza fu partigiana nelle formazioni di Giustizia e Libertà, e la sua cultura politica è una sorta di anarchismo illuministico (il che dimostra che l’intolleranza non è appannaggio della destra e dei fanatici religiosi: ce n’è anche in certe pieghe nascoste della cultura laica). Non mi è mai andato a genio neppure il modo furbesco con cui la destra più retriva, quella guerrafondaia, l’ha arruolata per fomentare le sue campagne d’odio antislamiche.  

Sono d’accordo con Galli Della Loggia su un punto: è moralmente degna “una collera della giustizia”.  Questo genere di rabbia è liberatrice ed energetica: ci stimola a reagire all’ingiustizia.  Ma, prosegue Della Loggia, di fronte a certi crimini contro l’umanità, anche l’odio è plausibile, quasi d’obbligo. “Non era forse giusto odiare i Kapò dei campi di sterminio, i carnefici di Nanchino o gli organizzatori della carestia artificiale in Ucraina?” (“Gli europei smarriti di fronte alla violenza”, Corriere della Sera, 23/11/2015).  Certo, questa è una reazione umanissima. Avremmo tutto il diritto di odiare anche i terroristi che uccidono innocenti. Attenzione, però: l’odio, che ci viene più spontaneo dell’amore, è un sentimento ribelle e prepotente. E’ impossibile addomesticarlo. L’odio reclama vendetta, non giustizia. L’odio è cieco: colpisce a casaccio, senza guardare in faccia a nessuno.

Proprio gli scritti della Fallaci esemplificano bene come l’odio, una volta evocato,  sia impossibile da circoscrivere. “Ho e devo avere il diritto di odiare chi voglio”. Lei però non odiava solo i Bin Laden e i kamikaze, cosa umanamente comprensibile. No, lei odiava anche i Noam Chomsky, i Michael Moore, personaggi della sinistra radicale apostrofati come “collaborazionisti”, “traditori”, “complici” dei terroristi. Questo è lo stesso linguaggio e lo stesso immaginario fideistico dei giacobini e degli estremisti – laici o religiosi non importa. Mitt uns oder gegen uns. O con il crocefisso, con il Rinascimento e con la filosofia greca oppure con la barbarie islamica.

E’ palpabile, poi, l’odio e il disprezzo che la nostra pasionaria provava per tutti i musulmani immigrati in Europa, senza distinzione: orinano sui sagrati delle nostre basiliche, al pari di cani randagi; si moltiplicano come topi, infestando la dolce e civile Europa, che mirano a trasformare in una loro colonia, l’Eurabia. Ridotti in servitù, noi europei vivremo in una terra arida e sozza, senza arte, senza musica, senza pittura, senza poesia.  Quod non fecerunt barbari….  Ecco l’odio che tracima dall’alveo in cui ci si illude di contenerlo, e tutto sommerge nella sua melma nerastra.  Io non giudico la Fallaci per tante sue esternazioni che una certa sinistra arrogante reputa eretiche: le provocazioni intelligenti sono il sale della democrazia liberale. Ma qui mi dissocio. La rabbia e l’orgoglio sono sentimenti sacrosanti quando siamo sotto attacco. L’odio, quello mai. Moralmente è pericolosissimo: è il letame di tutte le guerre. E, sul piano psicologico, è un pessimo consigliere: ci fa commettere errori stupidi. In quel capolavoro che è Il Padrino, il boss mafioso Michael Corleone, il quale di omicidi se ne intendeva, diede questo consiglio spassionato: “Never hate your enemies. It affects your judgment”. 

Posted on December 2, 2015 .